Piastra a Onde: tutto quello che bisogna sapere, dall’ utilizzo al prezzo

Le donne amano avere un aspetto curato e a posto, e soprattutto per quel che concerne i capelli sono molto esigenti. Andare sempre dal parrucchiere, però, non è possibile. Allora come fare per avere delle acconciature sempre nuove, divertenti o sexy, senza spendere una fortuna ma facendo da sole in casa?

esempio di piastra a onde

In commercio esistono numerosi piccoli elettrodomestici che sono di aiuto per realizzare acconciature diverse, proprio come se si fosse appena uscite dalle mani esperte del parrucchiere. Uno di questi piccoli elettrodomestici è la piastra a onde.

Le piastre per capelli

Tutte le donne conoscono, e hanno usato almeno una volta, la piastra tradizionale. Si tratta di un accessorio che, grazie al calore derivante dall’energia elettrica, una volta passato sui capelli contribuisce a dare un’acconciatura liscia e perfetta. In questo caso l’accessorio monta delle piastre perfettamente lisce.

Esistono però anche piastre di altro genere: ad esempio quelle ondulate che danno il cosiddetto effetto frisèe, ovvero delle piegoline che movimentano le ciocche. Ci sono infine i ferri arricciacapelli, che sono costituiti da un unico corpo cilindrico attorno al quale si arrotolano le ciocche per ottenere boccoli di varia grandezza.

Infine, un prodotto che è uscito in commercio in tempi più recenti ma che subito ha spopolato tra le acquirenti è la piastra a onde, che serve ad ottenere una capigliatura mossa.

Cos’è la piastra a onde

Una piastra tradizionale ha il corpo piatto; la piastra a onde ha un aspetto completamente diverso. Infatti è costituita da un’impugnatura, che serve per manovrare l’attrezzo, e da tre tubi di forma cilindrica, che singolarmente ricordano molto il ferro arricciacapelli. In genere c’è anche una pinza che si chiude sui tre tubi, e un fermo da poter azionare mentre si sta eseguendo l’acconciatura.

Questo piccolo elettrodomestico serve ad ottenere il cosiddetto wavy look o beach waves.

donna con wavy look

Sono due termini inglesi che indicano nel primo caso uno stile ondulato, e nel secondo caso il significato è onde del mare. Il risultato finale infatti, se si è saputo ben usare la piastra a onde, è quello di ottenere una capigliatura voluminosa e movimentata, animata da morbide onde che ricordano le dune di sabbia, o la superficie del mare. Questo tipo di acconciatura è adottata da molte donne dello spettacolo e per questo è subito stata imitata anche da tutte le altre.

I vari modelli di piastra a onde

Così come accade per le altre piastre, anche la piastra a onde si trova commercializzata in diversi modelli. Le differenze possono essere soprattutto due: il tipo di materiale utilizzato per i cilindri e la grandezza del diametro di ogni cilindro.

Cominciamo parlando dei materiali. Le piastre che costano di meno normalmente utilizzano il ferro, che è una scelta valutabile se si ha intenzione di fare un uso sporadico di questo elettrodomestico. Però il ferro, alla lunga, rovina i capelli, bruciandoli, e non permette di ottenere onde dall’aspetto naturale. Assai preferibili sono materiali più moderni, per quanto più costosi: la ceramica e la tormalina. La ceramica protegge il capello, anzi, contribuisce a rafforzarlo e a farlo essere più luminoso. Inoltre, dà vita ad onde dall’aspetto non artificioso.

I tubi di cui è formata la piastra ad onde possono essere anche due, ma solitamente sono tre, e possono avere un diametro di tre centimetri o anche più piccolo. I tubi più grandi servono ad ottenere onde più ampie e sono adatti a coloro che hanno i capelli lunghi; tubi più piccoli permettono di ottenere una capigliatura ricciuta, fatta di tanti piccoli boccoli. La scelta quindi dipende dall’effetto finale che si desidera ottenere.

Ci sono poi tante altre varianti osservabili tra i vari modelli di piastra a onde in commercio. Ci sono modelli che hanno una potenza maggiore ed altri con potenza minore, che oscilla da 70 watt a meno; ci sono modelli con temperatura regolabile e altri invece che raggiungono una sola temperatura. La scelta dipende sempre dall’utilizzo che se ne deve fare, e dalla frequenza con cui si intende utilizzare il prodotto.

Come si usa la piastra a onde

Una donna che si approcci per la prima volta all’utilizzo della piastra a onde avendo usato in precedenza solo quella per lisciare potrebbe commettere un errore madornale, che è quello di far slittare la piastra sulla ciocca. Il funzionamento della piastra a onde invece è decisamente differente.

Per prima cosa ci si devono lavare i capelli, meglio se usando uno shampoo volumizzante. Poi si devono asciugare per bene, senza che restino umidi. I capelli vanno asciugati a testa all’ingiù, sempre al fine di ottenere maggiore volume. Poi la chioma va suddivisa in ciocche: non è molto importante la larghezza, si possono fare ciocche anche di cinque centimetri. Quel che conta però è che ognuna di esse non sia troppo spessa, altrimenti l’onda risulterebbe non ben definita. La piastra va chiusa sulla ciocca usando la pinza e tenuta in posizione per una decina di secondi, più o meno. Il tempo dipende da quanto si vuole che sia evidente la piega. Poi si apre e si passa più in basso sulla ciocca.

Alla fine, semplicemente passando le dita tra i capelli, si otterrà un effetto molto naturale e di sicuro fascino. Per fissare la messa in piega si può usare della lacca.

Quanto costa una piastra a onde

Una piastra a onde non è un prodotto più costoso rispetto alle altre piastre, ma il suo prezzo può variare da poche decine di euro ad oltre cento euro in base alle caratteristiche che presenta. La scelta finale dipende solo dall’utilizzo che se ne intende fare. Se si ha intenzione di usarla in modo sporadico, andrà bene anche un prodotto di fascia bassa; ma se invece la si vuole usare con assiduità, anche tutti i giorni, sarà meglio investire un po’ di più nell’acquisto di un prodotto valido, che non sciupi i capelli e che duri a lungo nel tempo.

Cosa sono i deumidificatori e a che cosa servono?

un deumidificatore portatileQuando parliamo di un deumidificatore, intendiamo un apparecchio elettrico ad utilizzo domestico ed industriale. I deumidificatori sono oggetti che, al giorno d’oggi, risultano largamente diffusi in moltissimi Paesi. La loro funzione principale è quella di diminuire drasticamente il contenuto in umidità di un area chiusa.
Un deumidificatore è in grado di igienizzare l’ambiente circostante, senza usare sostanze chimiche; inoltre, previene la comparsa di muffe (in certi casi le combatte persino). Sotto molti aspetti, il deumidificatore protegge la casa e chi ci abita, riducendo i rischi legati all’elevata umidità.
Nemmeno la totale assenza di acqua nell’aria è una condizione favorevole per noi esseri umani: un deumidificatore, dunque, è solitamente impostato per regolare l’umidità d’aria a livelli compresi tra 0,3 e 0,5.

Come funzionano i deumidificatori?

funzionamento deumidificatore

Il principio meccano-fisico su cui si basa un deumidificatore è quello della raccolta di acqua (sotto forma di vapore acqueo) presente nell’aria come umidità, e la sua conseguente trasformazione in acqua liquida.
Un deumidificatore, tra le altre cose, combatte le muffe: ridurre il quantitativo di acqua nell’aria, infatti, inibisce la crescita di questi microrganismi, nonché la loro riproduzione (che necessita, appunto, di umidità), rendendo le muffe dormienti.
Il deumidificatore quindi fatica (oppure è impossibilitato) ad uccidere le muffe, ma facilita il lavoro a chi deve rimuoverle. Infatti, la muffa a bassa umidità diviene secca e sembra quasi un terreno: la sua rimozione è dunque più facile. Una muffa resa dormiente è innocua, non produce alcuna afla-tossine, ed inoltre fatica a risvegliarsi, poiché non può dare vita ad alcuna spora.
Nei giorni in cui c’è maggiore umidità, il deumidificatore dovrà lavorare costantemente, in modo da ridurre l’umidità e lavorare con efficienza. Soprattutto, il deumidificatore è altamente necessario nel momento in cui si supera una percentuale indicativa di umidità (quale, ad esempio, il 60%).

Dove vanno posizionati i deumidificatori?

Innanzitutto, per un corretto funzionamento e per scansare intasamenti, il primo consiglio è di posizionare il deumidificatore lontano da zone polverose o con molto pulviscolo. Inoltre, per evitare danni accidentali, non mettete l’elettrodomestico in zone alte come mobili, ripiani, scrivanie o comodini.
Dove si devono usare? Come potrete intuire facilmente, l’ideale postazione per un deumidificatore è quella zona vicino alle regioni umide della stanza: spesso e volentieri, queste zone sono gli angoli, soprattutto quelli coperti dalla luce solare e poco esposti alla pulizia quotidiana.
Senza macchie in evidenza, qualsiasi posizione comoda per voi va benissimo, purché si tratti della stanza adeguata, cioè umida e da “ripulire“. Di notte, per aiutare la respirazione, potete sfruttare lo spazio sottostante al letto per infilare il deumidificatore.
Le stanze con vestiti bagnati lasciati ad asciugare sono i luoghi ideali per lo sviluppo di muffe, quindi un deumidificatore può aiutarvi nel combatterle nel migliore dei modi, e sul nascere.

Quali deumidificatori esistono?

Oltre ai classici elettrici, esistono deumidificatori ecologi a base di Sali (che possono catturare l’acqua gassosa presente nell’aria), molto efficienti. Dopodiché, nel mercato odierno potrete trovare una vastissima gamma di elettrodomestici per la de-umidificazione, che saranno tra loro differenti per portata, efficienza, funzione ed estetica.

Fonte: http://deumidificatorefacile.it

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